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martedì, marzo 30, 2004
Salva calcio. La politica non interverrà a salvare le squadre di calcio, che dovranno risolvere da sole i loro problemi. Cosa succederà ad una squadra che dovesse fallire: 1) Lo stato non vedrà una lira dei soldi che gli spettavano 2) La squadra in questione scenderà di una categoria (dalla A alla B, dalla B alla C1) 3) I giocatori saranno svincolati (andranno via a costo zero). La squadra che, senza fallire, dovesse essere comunque in difficoltà , verrà penalizzata per i successivi 2 (barra...) 3 anni. Queste sono le proposte avanzate dai presidenti in questi giorni, che ne pensate?
lunedì, marzo 29, 2004
JAMES CLEVELAND OWENS: Lampo d’ebano. Da olimpiadi.it
Poco tempo fa un sondaggio mondiale lo ha nominato "il più grande personaggio sportivo del XX secolo". Prima di diventare il simbolo stesso dell'atletica e delle Olimpiadi, James Cleveland Owens, chiamato Jesse dalle iniziali J.C. (Jay Si), fece il lustrascarpe, il fattorino, il giardiniere, lo strillone e il gelataio. La sua storia all'inizio non è dissimile da quella di milioni di ragazzi neri del periodo della Depressione. Miseria e povertà , arrangiarsi per trovare da vivere. Diventa campione di atletica quasi per caso: perché non ha i soldi per comprarsi le divise e le attrezzature per gli altri sport. Secondo il suo allenatore, Larry Snider, sarebbe stato il numero uno in qualunque disciplina si fosse cimentato. Il suo cruccio, infatti, è quello di non averlo mai allenato per il salto in alto. Owens è anche il simbolo dell'uguaglianza: le quattro medaglie d'oro sparate in faccia a Hitler resteranno un'immagine del Novecento. Anche se non è vero che il furher si rifiutò di stringergli la mano. Hitler nei primi giorni si congratulò personalmente con tutti i vincitori dell'atletica. Meno uno: il nero americano Cornelius Johnson vincitore del salto in alto. La gara finì tardi, di sera. Il capo del nazismo se ne era andato da tempo adducendo "motivi di governo". Forse veri, forse no. Il Comitato olimpico il giorno dopo lo invitò, per non far torto a nessuno, a complimentarsi con tutti o a lasciar perdere. Così fece, ma li ricevette in privato. Eccetto i neri.
venerdì, marzo 26, 2004
Frankie HI NRG. Il prossimo venerdì 2 Aprile all' Hiroshima Mon Amour di Torino si esibisce Franco alta energia (ore 22, 12 euro), a qualcuno interessa?
giovedì, marzo 25, 2004
Sapere on line. Wikipedia è un progetto di enciclopedia multilingue, nata per diffondere il sapere, a cui ogni persona può contribuire, realizzando alcune parti. La versione italiana consta di più di 8000 voci. La cultura deve essere di tutti...
mercoledì, marzo 24, 2004
Dialogo? Spesso si dice che internet posssa abbattere le distanze o i tempi, leggendo il post di Stefano ho pensato che si potrebbe cercare di usare la rete per cercare di capire quello che pensa realmente la gente riguardo alla questione dell'islam.
Girovagando su Google ho trovato (ovviamente in inglese) questo forum, provate a farci un giro, io, per evidenti motivi, non ho potuto leggere approfonditamente, ma mi è parso un buon punto per iniziare.
martedì, marzo 23, 2004
Madrid. Una foto del dopo tragedia, da un amico spagnolo di una mia compagna d'università .
Doveroso.Hanno approvato la lapidazione di Amina.
Sono arrivate POCHE FIRME! Il tribunale Supremo della Nigeria ha
ratificato la sentenza a morte per la lapidazione di Amina, e ha soltanto
ritardato la esecuzione della sentenza di due mesi per l'allontanamento dal
suo bambino.Trascorso questo termine sarà interrata fino al collo e lapidata
a meno che una valanga di firme non riesca a dissuadere le atoritÃ
Nigeriane. Amnesty International chiede il tuo appoggio attraverso la tua firma nella sua pagina web. Tramite una campagna di raccolta firme come
questa si riuscì a salvare Safiya,nella stessa situazione. Pare che per
Amina abbiano ricevuto pochissime firme. Contatta il sito:
amnistiapornigeria.org e firma per Amina. Non pensare che non serva a
nulla,all'altra donna ha salvato la vita!
lunedì, marzo 22, 2004
Le regole del DC Club. Due risate con un articolo di Beppe Severgnini, perchè quest'anno alla Juve non ne va bene mai una...
Cari juventini, benvenuti nel DC Club. No, non è un gruppo di ex-democristiani, un'associazione di residenti a Washington o un riferimento all'era cristiana. Il DC Club è il Club delle Delusioni Cocenti. Noi interisti siamo soci onorari, ma ogni tifoseria, prima o dopo, ottiene l'iscrizione. Voi bianconeri, devo dire, avete fatto resistenza (tutti quegli scudetti!). Ma infine, eccovi. In quanto nuovi arrivati, non avete esperienza. Ecco, quindi, le regole del Club delle Delusioni Cocenti. Imparetele, senza fretta. Capirete che, in fondo, il DC Club non è un posto tanto male (basta non restarci troppo a lungo).
1. La Delusione Cocente mette alla prova passione e lealtà . Troppo facile tifare per chi vince sempre. Una settimana come questa forgerà il carattere dei bambini juventini (quelli interisti sono forgiatissimi). Entrare in classe quando si vince lo scudetto è facile. Entrarci dopo aver perso un'altra finale di Champions League è più difficile. Entrarci dopo che la Squadra in Lizza per Tutto è diventata la Squadra che s'è Giocata le Mutande, è eroico. Ma i bimbi bianconeri, senza arrossire, potranno dire: la Juve ci ha provato, e in campo ha dato quel che aveva. Questo non vale una Champions League: ma vale. 2.La Delusione Cocente insegna a battersi nelle inutili e squisite discussioni da bar, e a sopravvivere nelle mattanze del lunedì in ufficio. La Delusione Cocente aguzza l'ingegno, stimola la fantasia, allena la dialettica, affina l'autoironia. La Vittoria Continua è ottima per il palmares della squadra, ma è pessima per la salute cerebrale del tifoso. 3. La Delusione Cocente è memorabile. Questa tragica settimana entrerà nelle leggende bianconere più del solito, noioso scudetto. Pensate che si divertano, i tifosi dell'Ajax, a vincere un titolo dopo l'altro (Scena: caffè di Amsterdam, dialogo tra Wim e Jaap: "Hai visto che abbiamo vinto lo scudetto?" "Ancora? Che noia. Cos'è, il 150esimo?" "No Jaap, sono solo 148". "Che delusione, Wim: questa squadra non è più quella di una volta." 4. Un Grande Successo produce ammirazione, ma l'Immancabile Successo rende impopolari: gli juventini lo sanno bene. La Delusione Cocente, invece, rende umani, e quindi simpatici (i tifosi del Torino, del Genoa e del Napoli sono apprezzati ovunque: gente tosta, che tiene botta). Prevedo una stagione di Gobbettomania, in Italia: tutti pazzi per la Vecchia Signora, che ha mostrato di saper perdere. Confesso d'aver guardato con occhi nuovi la Triade in tribuna all'Olimpico, mercoledì sera. Moggi sembrava umano, Bettega aveva uno sguardo mite, Giraudo appariva virilmente rassegnato. So che presto dovrò tornare a guardarli male: ma adesso lasciatemi cullare in questa illusione. 5. La Delusione Cocente prepara alla Gioia Intensa. Lo sappiamo bene noi dell'Inter, che anche in un anno disgraziato come questo siamo stati davvero felici due volte: dopo la spettacolare vittoria sull'Arsenal; e dopo la sublime partita a Torino. I tifosi juventini, per loro stesso ammissione, non sono mai felici: provano soltanto sollievo quando la solita vittoria allontana l'insolita delusione. Da oggi è diverso: vedrete come sarà bello quando la luce della vittoria tornerà a illuminare il Delle Alpi (a proposito: andateci! E' sempre semivuoto. Sapete perché i giocatori della Juve s'abbracciano con tanta foga dopo i gol? Non è la gioia. E' che si sentono soli). 6. La Delusione Cocente non dura. Come minimo, scuoce. Più spesso lascia il posto a una nuova soddisfazione. In aviazione si dice: "Sopra ogni nuvola c'è il sole". Quindi, su col morale: tornerete a vincere. Senza fretta, naturalmente: prima tocca a noi dell'Inter. Avanti, mettetevi in coda, fratelli bianconeri. Per ingannare l'attesa, raccontatiamoci qualche bella barzelletta sul Milan. La sapete quella di Ancellotti che diventa primo ministro?
To burn or not to burn. Se volete sapere come masterizzare (o bruciare su cd come dice il mio capoccia) il vostro arsenale multimediale date un'occhiata qui.
Cibi sani e cibi no. Oggi bevevo un succo di frutta e leggendo gli ingredienti ho trovato cosette naturali del tipo acidificante: acido citrico e antiossidante: acido L-ascorbico. E mi chiedo, quante cagate ci sono nei cibi che mangiamo ogni giorno e soprattutto siamo sicuri che nel lungo periodo non siano dannosi?
S.P.Q.R. Sono Pazzi Questi Romani ...
(e la ripetizione spero che si faccia a porte chiuse)
venerdì, marzo 19, 2004
Dee-Jay. Un mio collega, sì lo stesso della Mannoia a ciclo continuo, dalle 10.00 di questa mattina sta ascoltando in streaming Radio Dee-Jay: non ho mai sentito una radio in cui il rapporto musica/ca22ate sia così basso.
giovedì, marzo 18, 2004
Where the streets have no name - U2
I want to run
I want to hide
I want to tear down the walls
That hold me inside
I want to reach out
And touch the flame
Where the streets have no name
I want to feel sunlight on my face
I see the dust cloud disappear
Without a trace
I want to take shelter from the poison rain
Where the streets have no name
Where the streets have no name
Where the streets have no name
We're still building
Then burning down love
Burning down love
And when I go there
I go there with you
It's all I can do
The city's aflood
And our love turns to rust
We're beaten and blown by the wind
Trampled in dust
I'll show you a place
High on a desert plain
Where the streets have no name
Where the streets have no name
Where the streets have no name
We're still building
Then burning down love
Burning down love
And when I go there
I go there with you
It's all I can do
Our love turns to rust
We're beaten and blown by the wind
Blown by the wind
Oh, and I see love
See our love turn to rust
We're beaten and blown by the wind
Blown by the wind
Oh, when I go there
I go there with you
It's all I can do
mercoledì, marzo 17, 2004
Via il basket da Biella. Entro fine mese sapremo se il basket di serie A rimarrà a Biella o se tutto o quasi morirà , vendendo i diritti sportivi a Genova e ripartendo dalla categorie dilettantistiche. Ecco un articolo apparso ieri sulla gazzetta (formato pdf , 330 kB).
Tirare il fiato. Lavorativamente parlando sono stati due giorni piuttosto paurosi ... era da un po' che non si vedeva una tale quantità di gente con il vizio di rompere le b***e per le cose più svariate e impensabili.
A proposito, se avete qualunque genere di problema (p.es. il vostro cane ha morsicato il gatto della signora al piano di sotto; non vi ricordate più se nella torta Novecento ci vuole la panna o il mascarpone; non vi piace il nuovo pallone della Nike; vostro marito ha comprato del tè verde alla menta anziché del normale tè da colazione; ... ) NON esitate a chiamarmi!
martedì, marzo 16, 2004
Roberto Baggio a ruota libera. Ho realizzato un sogno, e il mio era quello di raggiungere i 200 gol in serie A. Ora tutti mi chiedono cosa farò domani. Se davvero lascerò l'attività professionistica o ci ripenserò. In un attimo di gioia già il futuro incombe, magari con una scelta sofferta come quella di smettere di giocare al calcio. Tutta la mia carriera è stata caratterizzata da questa alternanza di gioie e sofferenze ed è a entrambe che io porgo comunque il mio grazie, benché molti si domanderanno come si può sentire gratitudine per la sofferenza. Perché io credo di essere maturato anche grazie ad essa e che sia stata lei a insegnarmi come gioia e dolore siano due facce della stessa medaglia. I tanti infortuni subiti in carriera, di cui le mie gambe sono la mappa geografica, stanno lì ogni giorno a ricordarmi sia la sofferenza, sia la gioia della ripresa agonistica. Da quel lontano 10 maggio a Napoli fino all’ultima domenica a Parma sono davvero tante le emozioni che vivono nella mia memoria e anche il duecentesimo gol ha portato con sé l’inevitabile ricordo che quella stessa città , quello stesso campo avevano riservato per me un condensato di gioia e di dolore. È su quel campo che venimmo a sapere della scomparsa del nostro amico e compagno Vittorio Mero prima di una partita di Coppa Italia; su quel terreno l’ennesimo grave infortunio rischiò di compromettere definitivamente la mia carriera. Ed è sulle stesse zolle di terra, guardando la stessa porta, che ho raggiunto uno dei miei sogni. Com’è magica la vita. Il giorno del mio infortunio, con la faccia a terra e un dolore indescrivibile, non avrei mai immaginato che qualche tempo dopo avrei potuto raggiungere il traguardo di una stagione, se non addirittura quello di un’intera vita calcistica. Tutto ciò è stato possibile perché non ho mai smesso di sognare, di pormi nuovi traguardi, di spostare il mio confine agonistico ogni giorno un po’ più in là . Ed eccomi qui, vecchietto di 37 anni compiuti, a poter ancora conquistare sul campo una grande gioia come quella appena vissuta. Una felicità che voglio condividere con tutti i miei compagni attuali, ma che non posso fare a meno di dedicare anche a quelli delle altre squadre dove ho militato, che non sono poche e che da Firenze a Brescia mi hanno visto passare attraverso Torino, Milano e Bologna, creando ovunque ricordi e legami. Il mio vero patrimonio di esperienza, amicizia ed emozioni. Un patrimonio che conservo come il più prezioso dei tesori, perché è la mia vita e perché è legato alla mia crescita come uomo e come calciatore. Ho visto il calcio in tutte le sue sfaccettature, ho avuto la fortuna di vivere le armonie e le tensioni di piccoli e grandi club, dove magari figure professionali meno appariscenti sono state in grado di darmi qualcosa di importante. Ed è proprio da loro che vorrei partire per i miei ringraziamenti. Mi riferisco ai magazzinieri, ai cuochi, ai camerieri. Agli addetti alla sicurezza, agli autisti, agli staff medici. E non mi dimentico di tutti gli allenatori che ho avuto, alcuni in grado di farmi crescere ed arricchirmi molto sul piano professionale e umano. Così come voglio ringraziare i dirigenti e i presidenti che hanno avuto fiducia nelle mie qualità . E importantissimo per un calciatore, io ho avuto anche la fortuna di incontrare buoni amici, capaci di regalarmi vero affetto, insieme alla mia famiglia di origine, che occupa sempre uno spazio importante nella mia vita. Penso ai miei fratelli, a mio padre Fiorindo e a mia madre Matilde. È grazie a loro che sono potuto diventare un calciatore. Ma speciale gratitudine la devo a mia moglie Andreina e ai miei figli, Valentina e Mattia, che con grande amore, pazienza e discrezione hanno sopportato questa mia vita da girovago del calcio italiano: senza la serenità e la felicità che hanno saputo darmi non so se la mia carriera sarebbe stata così longeva. Così come voglio ringraziare Vittorio Petrone, che da più di dieci anni mi segue come manager ed amico sincero. Infine non posso certo dimenticare il sostegno e la passione di tutti i tifosi, che non mi hanno mai fatto sentire solo, incoraggiandomi sempre a non mollare e aiutandomi a trasformare il veleno in medicina leggendo in ogni evento, anche se apparentemente negativo, un significato più profondo, di rinnovato slancio per il traguardo successivo. Un aiuto decisivo, perché quello che riesci a fare oggi non vale anche domani e ogni giorno è una nuova sfida in cui è necessario ricominciare sempre da capo con determinazione e grande umiltà . Credo che siano questi gli ingredienti della lunga cavalcata che da quel 10 maggio dell’87 a Napoli mi ha portato fino a Parma domenica scorsa, dandomi quella voglia, quello scatto e quella traiettoria che hanno depositato in rete il duecentesimo pallone, facendo scorrere nei miei ricordi una vita dedicata al calcio. La grande passione della mia vita. A tutti coloro che mi sono stati sempre vicini e, ultimi nella lista ma non certo per importanza, ai miei fan virtuali del Passion Network, va oggi il mio più sincero e sentito grazie. Il mio sguardo è sempre orientato al futuro. Il mio domani non mi ha mai spaventato e non deve spaventare nessuno, anche se ciò dovesse portarmi a mettere la parola fine alla mia carriera agonistica e alla mia voglia di giocare ancora. Un saluto affettuoso a tutti. Roberto Baggio
lunedì, marzo 15, 2004
The day after. Il Milan sconfigge la Juve a Torino e con il pareggio della Roma a Reggio, prende possesso del campionato. Juve meglio delle ultime apparizioni per grinta e impegno, ma la benza è finita e le idee scarseggiano: se si giudicasse da una partita sola, occorrerebbe ripartire da zero. Ci sarà tempo e il recupero di molti giocatori infortunati, per elaborare le strategie future. Bel Milan però, tecnico, veloce, concreto. Vittoria meritata dei rossoneri, che hanno imposto il loro calcio: più fosforo e piedi, meno muscoli. La Juve di domani, non può non tenerne conto.
venerdì, marzo 12, 2004
El dÃa de la infamia.
giovedì, marzo 11, 2004
Ciampsonlig. Ok, il Milan ha passato il turno ed è l'unica italiana in corsa. Al pareggio degli avversari, però, un brindisi tra me e Mauro era scappato...
Monologo. Ieri sera sono stato al teatro di Cossato a vedere un monologo di Grazia Scuccimarra, alcune battute sono state molto divertenti, altre di cattivo gusto o cmq piatte.
Una considerazione a parte: a 10 min dall'inizio sono stato assalito dal dubbio che fosse cambiato il programma e anziché la sopra citata Scuccimarra ci fosse uno spettacolo di strip maschile ... Tutte donne a parte me e altri due tipi! Cossato ha deciso di festeggiare la festa della donna con due sere di ritardo, però sono stati molto gentili e hanno regalato una mimosa anche a me!
:-|
mercoledì, marzo 10, 2004
Bagram - Afghanistan. Questa non ce l'avevano detta... "[...] Saif-ur Rahman è stato arrestato nell’agosto del 2002. Lo hanno portato via dal suo villaggio nella provincia di Kunar in elicottero nella prigione di Bagram. Appena arrivato lo hanno spogliato e gli hanno fatto passare la prima notte in una cella frigorifera dopo averlo ‘lavato’ con un getto di acqua fredda. Il giorno dopo lo hanno portato in catene in una stanza, sempre nudo. Qui i soldati Usa lo hanno fatto stendere faccia a terra sul pavimento, immobilizzandolo con una sedia. Poi è cominciato l’interrogatorio, la cui dinamica è stata raccontata da diversi ex-detenuti.
Il prigioniero viene fatto stare in piedi, spesso nudo, per ore e ore, con un potente faro puntato in faccia. Solo dopo un’ora in cui l’interrogato riesce a rimanere perfettamente fermo e in silenzio, iniziano le domande. A ogni movimento o parola, i soldati ‘resettano l’orologio’ facendo ripartire il conto dell’ora. L’interrogatorio è estremamente duro. I militari urlano domande e insulti da dietro il faro e non di rado, se non ottengono le risposte desiderate, passano alle pressioni fisiche, cioè calci e pugni. Ma sanno bene che le prime volte i prigionieri non parlano, e che prima bisogna ‘ammorbidirli’ con un trattamento studiato nei minimi particolari.[...]"
martedì, marzo 09, 2004
Di ritorno. Io e l'Imperatore siamo di ritorno da Barcelona, dopo 6 giorni di full immersion spagnola. Cosa dire: che la Catalunya è una terra ricca di cultura, di bellezze naturali e di persone squisite e che Barcellona è la città più vivibile che io abbia mai visto. Una città a misura d'uomo, con strade pulite, servizi efficienti, campi da tennis-calcio-basket ovunque, jogger a qualunque ora del giorno, mai traffico, strade ampie, parcheggio per tutti, un tantinello di polizia chenonguastamai, impossibilità di fare i furbi sui mezzi, tanta cortesia, tanta simpatia per noi italiani, gusto per l'arte, un po' di follia creativa (la Sagrada Famiglia), tendenza a migliorarsi sempre, carattere sincero ed emotivo (vero Imp e Claudio...), temperature miti, mare, locali, buona cucina. A quando la prossima partenza?
lunedì, marzo 08, 2004
8 marzo. Ovvero il soprannome che Vito Catozzo si è dato sostenendo di essere LUI stesso la festa della donna!
Finalmente!. L'Italia del rugby ha vinto la prima, e forse unica, partita del 6 nazioni contro la Scozia; al di là di molti errori in fase di impostazione e di una meta concessaci in modo un po' generoso, la squadra si è battuta bene ed è stata molto lucida nei calci (De Marigny e Griffen). Niente cucchiaio di legno !!!
venerdì, marzo 05, 2004
Piccole soddisfazioni. Un mio collega sta diffondendo per la SECONDA volta nella giornata un album della Mannoia, fra 10 minuti dovrò chiamare al telefono uno slovacco parlando in inglese ... con grande soddisfazione mi sparo in cuffia i Roots per il poco tempo a disposizione!
giovedì, marzo 04, 2004
Una bella storia. Vi rimando a una bella storia, la cosa più bella è che è anche vera.
martedì, marzo 02, 2004
A lezione dall’Uruguay. Massimo Gramellini 24 febbraio 2004 La Stampa. Domenica, mentre in Italia i primi ministri discutevano di doppie punte, a Montevideo moriva un portiere. Si chiamava Gaston Maspoli ed è passato alla storia per aver difeso una sconfitta. Accadde nel 1950, quando il piccolo Uruguay dovette giocare la finale dei Mondiali contro il magno Brasile al Maracanà , che è un po' come affrontare Berlusconi in campagna elettorale su una rete Rai. Il Brasile segnò subito e qualsiasi squadra avrebbe reagito come l'Ulivo: scomponendosi all'attacco per recuperare. Qualsiasi squadra, ma non quella di Maspoli. L'Uruguay non reagì alle provocazioni dei brasiliani né cercò di occupare il centro del campo, perché sapeva che così avrebbe fatto il loro gioco: come se da noi uno replicasse a ogni battuta di Berlusconi o scritturasse giornalisti e comici per organizzare una parodia triste delle sue convention. Con sublime realismo e senza piagnistei, l'Uruguay non permise agli avversari né alla situazione di cambiare la sua identità : si chiuse davanti a Maspoli e lasciò sfogare i padroni di casa, che per inciso erano pieni di punte. Appena quelli persero il controllo della loro arroganza, partì in contropiede: con giocate semplici, essenziali. Come se da noi un politico la smettesse di commentare le altrui chiacchiere da bar e imponesse in agenda qualche progetto originale su fisco, pensioni, diritti civili. L'Uruguay segnò due gol e vinse la partita. Ma la sua lezione di carattere, magnificata da Brera in pagine immortali, continua a trovare pochi eredi, nel calcio e altrove.
Me ne vo in Spagna... Se tutto va bene domani parto per la Spagna, destinazione Barcelona, in compagnia dell'Imperatore, di Claudio e di Piero, un giovanotto sovrappeso e senza capelli che senz'altro conoscerete... Mi dicono tutti che sia una splendida città , molto ricca dal punto di vista culturale e con molta, molta vita. Vi farò un resoconto con qualche foto (manco fossimo a turisti per caso) quando torno, nientepopodimenoche lunedì prossimo. Ola.
Un giorno in SancaPretura. Vorrei ringraziare tutte le persone di buona volontà (Olly, Bobo, Filippo, Lando, Diletta, Francesca, Valentina...ecc) che sono intervenute domenica all'incontro della Pastorale Giovanile. Era presente molta più gente del previsto, specie dei nostri e tutto sommato non ci si è annoiati troppo (forse la prima parte sì ;-) ). Il tema della giornata doveva essere un altro, più legato alle associazioni attive nei vari quartieri, poi si è avuto il timore che fosse una cosa troppo barbosa e si è deciso di cambiare taglio. Alla fine però, le nostre avvocatesse (Dile e Fra) hanno preso in mano la situazione e due risate ce le siamo anche fatte.
Lascia o raddoppia. Se passate dall'oratorio non potrete fare a meno di vedere questo enorme mucchio di neve davanti alla porta da calcio. Una domanda: si scioglierà prima dell'estate?
lunedì, marzo 01, 2004
Faletti. Il suo libro Io uccido mi è piaciuto con alcune riserve. E' stato davvero grande per quanto riguarda l'ingegno messo in campo nel costruire finale, non mi sono piaciuti invece gli indugi iniziali sui particolari da bassa macelleria degli omicidi, un bel po' di stereotipi sparsi qua e là (l'agente dell'FBI dalla vita a pezzi ...) e alcune situazioni in cui l'aspetto psicologico è stato curato un po' frettolosamente.
Forse certi commenti al libro (In questo momento Faletti è il più grande scrittore in Italia) andrebbero usati con cautela.
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