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mercoledì, agosto 31, 2005
undici/sette. I primi rumori sono alle 4.30, ci tiriamo su un quarto d’ora dopo e fa caldo. Visto che è troppo presto camminiamo per un’ora alla luce della torcia, è una sensazione da bambini perché il bosco è buio, il fascio di luce illumina per molti metri, ma è stretto e non sappiamo quanto possano durare le batterie.
A ogni bivio cerchiamo la freccia amarilla, l’indicazione per Santiago in vernice gialla, e fortunatamente non abbiamo grossi problemi. L’afa sembra il respiro caldo delle piante, mi tolgo la maglia. Viene spontaneo pensare ai tempi in cui c’erano briganti ed agguati, quando fare il cammino voleva dire mettere seriamente in conto di non tornare.
Verso le 8.30 facciamo la seconda colazione (per me un Aulin, grazie) poi ci rimettiamo in cammino. Parlando il tempo passa più in fretta, l’ora più rapida è dalle 10.45 alle 11.45, poi comincia il caldo e l’ansia: troviamo un gruppo di ragazzi di almeno 80 persone e tutti con zaini grossi.
In questi ultimi giorni abbiamo cominciato a guardare gli zaini della gente perché un po’ troppo spesso siamo stati passati a velocità supersonica da persone con zainetti ridicoli, sono turisti del cammino: vanno di tappa in tappa e i loro bagagli sono portati dai bus di accompagnamento, dormono in albergo e … non so … perché li vediamo solo per pochi attimi.
Dunque, il gruppo in questione non è formato da turisti, se avessimo ancora qualche dubbio residuo vediamo un paio di ragazzi con le pentole penzolanti dal sacco. Dove si fermeranno? L’hospital di Santa Irene ha poco più di 30 posti (ad essere ottimisti) così nonostante il caldo davvero forte iniziamo una vera e propria marcia forzata tenendo un ritmo molto alto.
Arriviamo stravolti alle 12.45, è tutto chiuso. Mentre stiamo cominciando a distendere i muscoli una signora di Brescia ci interroga sui motivi che ci hanno spinto a fare il cammino … se ne riparla fra mezz’ora ? Per lei è il secondo anno di cammino fatto dall’inizio e sta ancora cercando una vera motivazione, beh è consolate sapere che è così anche per i veterani!
In questi giorni capita di chiedersi il perché di questo viaggio e anche nella stessa persona convivono i motivi più diversi: per turismo, per sport, per fede, per la propria anima, per quella degli altri, per chi è in terra o in cielo, per amore o per solitudine.
L’albergue ha poche persone, c’è la cucina, ma non c’è nulla nelle vicinanze: un altro albergue privato (!) e la statale. Un kilometro più indietro ci sono due bar ristoranti, dopo la doccia lasciamo la roba da lavare perché si è formata una certa coda e un tipo veneto non è proprio il ritratto dell’efficienza.
Prendiamo le ordinazioni degli altri e ci incaminiamo verso il meritato boccadillo, per me jamon serrano (prosciutto crudo), al nostro ritorno i nostri compagni ci attendono a fauci aperte; in compenso il tipo di prima ha appena finito il suo bucato …
Rispetto alla tabella di marcia siamo in anticipo di una tappa così in questi giorni è maturata l’idea di proseguire per Finisterre; fin’ora mi sono mantenuto possibilista, ma dopo il sonno pomeridiano chiamo l’AVIS di La Coruna e in qualche modo credo che l’operatore abbia capito che tarderemo di un giorno. Con noi ci saranno anche Gabriele e Laura.
A cena il Mazzu prova la birra caňa, cioè allungata con limonata frizzante, sembra tolga la sete; invece Alex prende un piatto di carne che di certo non avrà le stesse proprietà (un trancio spesso almeno 3 cm).
Domani c’è Santiago, chissà cosa si prova dopo venti giorni di cammino … per noi è abbastanza diverso anche se bello.
martedì, agosto 30, 2005
Diego Armando M..erda. Maradona conduce in Argentina una trasmissione seguitissima il sabato sera in prima serata.. La scorsa settimana ha scatenato polemiche furibonde dicendo che non aveva mai avuto un figlio maschio. Dopo che gli si era fatto notare che in Italia ne aveva uno, tale Diego Armando Jr, lui ha replicato «Chiedo agli argentini 2 o 3 minuti di silenzio per chiarire alcune cose che mi sono accadute, devo farlo per le mie figlie», ha esordito Maradona dopo la sigla d'apertura. «Devo puntualizzare alcune cose riguardo al figlio che ho in Italia», ha proseguito leggendo il gobbo. «Accettare non significa riconoscere, sto pagando con i soldi i miei errori passati. Un giudice, in base alla legge e alla sua autoritá, non può obbligarmi a dire "amore mio". I miei amori si chiamano Dalma e Giannina, nient'altro. Devo chiarire tutto ciò per le mie figlie: ho sbagliato, ora sono qui per lavorare». Complimenti Diego, tu si che sei un grande papà!
SKYPE. Prosegue la sua marcia il più noto software per le telefonate con voice over ip (da corriere.it)

lunedì, agosto 29, 2005
dieci/sette. Oggi tappa corta da 24 km, ma ricorro all’Aulin per il ginocchio; per fortuna i piedi vanno bene.
Il viaggio di oggi passa attraverso paesi piccolissimi, il Mazzu è stato circondato da una mandria di mucche mentre era al telefono, ma è stato imperturbabile e alla fine ha avuto la meglio.
Poco prima di Melide (probabilmente Furelos) abbiamo trovato la chiesetta in cui c’è un famoso crocifisso: il braccio scostato dalla croce per accogliere e incoraggiare il pellegrino è una vera catechesi.
Arriviamo a Melide e l’impatto non è dei migliori perché la periferia è trascurata e in centro c’è il mercato con conseguente ribollìo di persone. Fa davvero un certo effetto trovarsi in mezzo alla gente che affolla le bancarelle, agli autobus che strombazzano e ai vigili che come sempre fanno quello che possono … invano.
Passiamo davanti alla famosissima trattoria Ezechiele il cui piatto forte è il Pulpo alla Galliega, non so come facciano a essere esperti di polipo visto che il mare è a una settantina di km in linea d’aria …
Lungo la strada per l’albergue incontriamo madre e figlio danesi, lei ha la febbre e non è assolutamente in forma a causa di una specie di allergia; stanno cercando la fermata del bus per avvicinarsi a Santiago, non possono proprio fare diversamente.
L’hospital è ancora chiuso e in questi casi per mantere l’ordine di arrivo si usa fare una fila di zaini: oggi l’allineamento fa una curva e quasi va in doppia fila scartando una macchina; siamo all’ultimo piano e la gente arriva di continuo.
Usciamo per il pranzo, in un alimentari prendiamo una panada (torta salata) e in piccolo mercato della frutta per 70 centesimi abbiamo mangiato ciliegie, pesche e prugne!
Torniamo all’albergue per il sonnellino pomeridiano, il programma è di dare un’occhiata alla cittadina, trovare una Messa e andare da Ezechiele.
Il ragazzo dell’hospital ci ha detto che la Messa è alle 17.30 … fuochino, visto che oggi è la festa patronale salta tutto, l’alternativa è alle 19.00.
In città è tutto chiuso e, complice la stanchezza, restiamo per quasi un’ora nella piazza centrale della chiesa a parlare.
Putroppo giunge uno dei momenti più penosi del Cammino, la Messa inizia alle 19.00 e, saltando una lettura, la predica e non so cos’altro, finisce alle 19.16. Pazzesco.
Facciamo pochi passi e ci troviamo da Ezechiele; la compagnia è bella grande, circa una quindicina di persone equamente distribuite fra italiani e spagnoli, la cameriera esordisce con un bel po’ di caraffe di bianco a temperatura frigo e come potete immaginare le barriere linguistiche vengono abbattute in men che non si dica. I miei vicini sono Carlos e Antonio, uno magro l’altro ciccio, uno lavora per l’esercito l’altro per il Banco Sabadell, uno non sa mai niente e chiede sempre conferma all’altro (compresa la classe della propria figlia!), entrambi tifano Real Madrid.
Un altro personaggio mitico è Jefferson Beltrao, brasiliano di Salvador de Bahia; Gabriele ce lo ha sempre descritto con tratti mitici e questa sera lo possiamo conoscere meglio: è un professore universitario abbastanza famoso perché conduce un programma televisivo e uno radiofonico, dopo cinque anni è riuscito a far coincidere le ferie dei suoi tre impeghi e ha deciso di fare il Cammino di Santiago.
Arriva il famosissimo pulpo e scatta il momento interminabile delle foto alla tavolata, quando finalmente iniziamo a mangiare scopriamo che mai fama fu così meritata: nonostante la sua semplicità il piatto è fenomenale; si tratta semplicemente di tranci di polipo bolliti e conditi con olio, sale grezzo e peperoncino (non troppo ve lo assicuro). Probabilmente il segreto è nel punto di cottura del polpo e nell’acqua di bollitura.
Il clima è bellissimo e all’uscita parliamo con Maria, una ragazza di San Sebastian che si è letteralmente innamorata dell’Italia dopo la permanenza in Sicilia per l’Erasmus.
Facciamo ritorno all’albergue perché nonostante tutto domani la sveglia sarà sempre alla stessa ora … dipende dal primo che si sveglierà.
giovedì, agosto 25, 2005
it.comp.macintosh. Visto che sto valutando l'acquisto di un pc, ogni tanto controllo in newsgroup degli utenti Mac ... vista la spocchiosità di molti verrebbe voglia di prendersi tutto tranne che un computer della mela.
lunedì, agosto 22, 2005
Ricomincio. Oggi è il giorno della ripresa ufficiale, ma avendo già combinato qualcosa a casa negli ultimi giorni, non è troppo traumatica (se ne riparla comunque verso le 4...). Ieri pensavo di mettere in un riquadro del blog il distributore di benza più conveniente del biellese; aprendo il corriere on line ho visto che loro hanno proprio inserito un forum, a noi può bastare un post.
Cominciamo allora: Esso a Gaglianico, proprio vicino all'ipercoop con Gasolio a 1,091 (prezzo della verde ancora da controllare...). La parola a voi...
venerdì, agosto 19, 2005
nove/sette. Come sempre non c’è bisogno della sveglia per alzarsi, cambiano i posti ma la gente fa sempre lo stesso casino mentre si prepara. Ovviamente non possiamo fare colazione in cucina visto che ci sono persone per terra, quindi ci accontentiamo del tavolino di ingresso dell’hospitalera.
Comincio ad assuefarmi al paesaggio, però la luce del mattino crea effetti sempre suggestivi; dopo circa otto kilometri arriviamo a Portomarin con il sole che si è appena levato sul fiume, oggi è giorno di mercato e si stanno allestendo le bancarelle. La cittadina è ancora abbastanza assonnata, la chiesa è chiusa.
Prima di attraversare un nuovo ponte di ferro ritroviamo i nostri compagni di viaggio, questi ormai sono i nostri ritmi: noi mangiamo subito, gli altri al primo paese anche se … visto il rapporto di amicizia che si sta formando non possiamo che fargli compagnia con un secondo desayuno di matrice hobbit.
Il sali scendi è stancante, ma oggi la tappa è più corta e si sente, si parla e i km vanno via veloci. La tappa si chiude nel paese di Ligonde, poco prima vediamo un crocifisso in pietra abbastanza particolare perché alla base ha scolpiti gli strumenti della crocifissione, mentre nella parte superiore la figura della Madonna con il Bambino quasi nasconde la croce.
In questo paese i dati davano un solo albergue e un bar, Airexe è a soli due km e anche lì dovrebbe esserci un hospital.
Anche oggi le coronarie hanno subito un bel colpo, infatti all’entrata in paese troviamo un hospital con solo due o tre posti liberi; ci dividiamo mandando avanti un mini gruppo per vedere com’è quello di Airexe, però dopo soli quattrocento metri troviamo il vero albergue municipale totalmente vuoto e possiamo riunirci decisamente più tranquilli.
La doccia è nuovissima e qualche predecessore ha scritto che è addirittura la migliore mai incontrata sul cammino.
Il bar ristorante è abbastanza vicino, il mio pranzo è merluzzo con pomodori e patatine: i gestori non moriranno mai di infarto … Fra ha preso solo un panino ed è arrivato dopo il mio piatto!
Al ritorno scribacchio due appunti sulla giornata e poi mi abbandono ad una dormitina regolamentare fino alle sei.
Questa sera prepariamo una cena a base di spaghetti alla carbonara, l’occorrente è stato procurato da Laura e Selena che hanno fatto la spesa … al bar accompagnate in macchina dall’hospitalera. Questo il bottino: olio, sale (in un cartoccio di alluminio), insalata presa dall’orto, spaghetti per il bar stesso, uova e un paio di fettacce di pancetta.
Il conto è stato fatto in modo molto approssimativo, del resto li abbiamo presi di sorpresa, insomma una cena per nove persone ci è costata un euro e mezzo a testa!
giovedì, agosto 18, 2005
Tg2. Davvero vergognoso, ieri il Tg2 non ha speso una parola sull'assassinio di Frere Roger (fondatore della comunità di Taizè).
martedì, agosto 16, 2005
Due giorni al GranPa. Ho approfittato di questo giorno di vacanza per dormire al rifugio Chabot e fare il passaggio al Vittorio Emanuele II; è stato fantastico, la sera del 14 ha anche nevicato! Qualcuno ha detto che esser in Polinesia è come vedere il Paradiso ... evidentemente il Paradiso ha panorami molto variegati.
mercoledì, agosto 10, 2005
Notizie dal Burkina. Visto che la Bene non posta ( ;-) ) faccio da mirror per la mail di Vale:
Ciao ragazzi, finalmente un contatto dall'Africa!
Già, qui è difficilissimo connettersi, così abbiamo pensato a una mail collettiva. Poche righe per dirvi che qui stiamo bene, c'è tanta povertà ma a noi non manca niente. Ci siamo già abituati a questo ritmo di vita rallentato, sarà dura al ritorno. Fa caldissimo, anche se di notte diluvia sempre a secchiate. Passiamo la giornata a fare piccoli lavoretti e a giocare con i bambini, per il tempo che resta visitiamo varie realtà. Per aneddoti, spiegazioni approfondite e foto se ne riparla a settembre: preparatevi perché vi facciamo impazzire!
Se volete risponderci (ma non sappiamo se riusciremo ancora a connetterci) scrivete all'indirizzo che ricevete, non ai nostri.
SALUTI A TUTTI!
Roby, Vale, Luca e Beppe.
martedì, agosto 09, 2005
otto/sette. Secondo le indicazioni di “Giacomo” ci prepariamo per uscire alle 6.00 (“no a le cinco, lo a le cinco y media … a le seis!” ipse dixit), facciamo colazione sui gradini davanti all’hospital a base di cioccolatte, un piccolo tradimento al Pascual.
Il primo tratto del cammino è su statale, dopo qualche km siamo superati da un ragazzo tedesco dalla storia piuttosto singolare: è partito da Monaco passando per la Svizzera e si mormora che in qualche frangente abbia dovuto camminare orientandosi solo con la bussola. Quello che è certo è che ha un passo super, mi chiedo se sia dovuto alla bottigliona di pseudo Coca-Cola che ha legata fuori dallo zaino.
Arrivati a Sarria si ritorna sul cammino ordinario, qui incontriamo il gruppo di italiani che incrociamo da qualche giorno e iniziamo a stringere confidenza (ah! l’apertura di noi biellesi!).
Il paese non è un granché, molti condomini e case moderne; i nostri amici si fermano per il desayuno perché sono partiti prima e a stomaco vuoto … io non ce la farei mai.
Il Cammino NON è in piano, oggi è evidente. Abbiamo attraversato la ferrovia, poi ci siamo immessi in un bosco dove abbiamo visto un albero che, a detta di una signora danese, era una vera e propria scultura.
Il paesaggio è cambiato, il giallo del grano e dell’erba un po’ più secca mi restano impressi. Sembrerà un po’ stupido, ma non ho mai toccato una spiga di frumento prima di oggi.
Il gruppo si riunisce, Gabriele si trova in stato di grazia e, parlando della sua facoltà, innesta un passo da kenyota. Come sempre gli ultimi km sono i più lunghi, specie se la guida ne segna due in meno; sembra una considerazione un po’ pignola, ma due kilometri di differenza equivalgono a mezz’ora di cammino in più.
Ferreiros è la fine della tappa di oggi; il paese è composto da due bar, una chiesetta con cimitero e l’albergue … da qualche parte ci saranno anche le case, ma qui non si vedono.
Finale da thriller avventuroso: siamo arrivati 40 minuti dopo l’apertura dell’hospital e rimangono solo cinque posti, il resto della compagnia è rimasto un po’ indietro ed è di quattro persone; Gabriele inoltre non si può registrare perché la sua credencial è nello zaino di Laura. Con le dita incrociate aspettiamo l’arrivo dei nostri compagni di viaggio e alla fine riusciamo a stare tutti nei letti.
Poco dopo arrivano anche una coppia di danesi, madre e figlio, che non riescono a trovare posto. Decidono di non dormire per terra e provare a raggiungere Portomarin, otto kilometri più avanti; alla fine della giornata ci saranno dieci persone che dormiranno in ogni locale disponibile, pavimento della cucina incluso.
Come spesso accade ci sono alcune discrepanze tra i servizi dell’albergue e quelli del paese in cui si trova: in questo caso l’hospital aveva la cucina, ma nei dintorni non c’erano alimentari, altre volte succede l’opposto …
La doccia è fredda, ma cerco di fare del mio meglio, quando ho finito mi accorgo di essere finito nel bagno delle donne, che fra l’altro ha anche il lavandino scassato; facciamo il bucato quotidiano e finiamo per mangiare verso le tre.
Fra sperimenta l’abbondanza del menu del dia: zuppa di erbe, piattone di pasta (insolitamente gialla) al sugo e, per finire, yogurt; per me paninone (bocadillo) di mezzo metro al formaggio (queso).
Torniamo all’hospital per il sonnellino pomeridiano, poi andiamo fare due passi fino alla chiesetta romanica del paese, molto bello il suo portale così semplice e pulito.
E’ ancora ora di mangiare, la compagnia è larga e uniamo tre tavoli.
Laura e Gabriele sono due studenti di medicina di Riva del Garda e Verona, sono partiti da Burgos (circa 480 km da Santiago) alcune settimane fa e se hanno pensato di farsi le vacanze così è anche grazie a quella santa donna di Licia Colò che con una puntata di “Alle falde del Kilimangiaro” ha rivelato loro la luce.
Luciano (nome d’arte Mazzu) e Lucia sono di Firenze e quest’anno stanno facendo l’ultimo tratto del loro cammino … nel senso che, come fanno molti spagnoli, hanno spezzato l’intero cammino di Santigo facendolo in anni diversi, questo per loro è il terzo. I figlioli sono rimasti a casa e temo che la frase: “Quando si torna tutto sembra diverso” per loro sarà vera sia in senso reale che metafisico.
Selena è di Trento e lavora nel coordinamento dei corsi di formazione per le cooperative, è partita da Pamplona, più lontano di tutti noi e sta soffrendo di dolori ai piedi da parecchie tappe. Non si deve pensare alle vesciche, quelle vanno e vengono; dopo kilometri di cammino a volte i piedi fanno male dentro, ma Selena arriva alla fine di ogni tappa con noi.
Sara è amica di Selena e oggi si sono ritrovate dopo parecchi giorni di cammino; erano partite insieme, nel tratto di strada separato Sara ha conosciuto Alex, un ragazzo spagnolo … anzi basco, ovviamente ho subito attaccato bottone dicendo che la sua pasta aveva i colori nazionali rosso e giallo. Per fortuna è stato molto tollerante!
Dopo cena abbiamo preso tutti un gelato, cioè una grande fregatura perché ci hanno portato una confezione simil Galbi, ma congelata.
venerdì, agosto 05, 2005
X&Y. Album molto bello, ascoltabilissimo. I due precedenti lavori dei Coldplay mi piacevano per alcuni singoli, ma non riuscivo ad ascoltarli per intero.
martedì, agosto 02, 2005
sette/sette. La prima sveglia è alle 4.51, probabilmente la stanchezzza si è attenuata e la schiena ha giustamente cominciato a far sentire la sua voce.
Gli ospiti dell’albergue iniziano i preparativi per la partenza e ora mi tocca spezzare una lancia, in testa, agli scrittori di guide: qualcuno si è raccomandato di imbustare gli abiti in sacchetti di nylon poco rumorosi, peccato che con il casino che si viene a creare nell’hospital il fruscio del nylon sia l’ultimo dei nostri problemi!
Ovviamente ci alziamo e facciamo colazione, all’uscita tutto è avvolto nelle nebbie della sera prima, ma non è necessario accendere le nostre torce.
Le colline segnate dalle siepi e le nubi che vanno e vengono rendono il paesaggio magico.
Lungo la strada troviamo altri posti letto, nel caso a qualcuno venga la paura di non trovare dove dormire, e soprattutto un distributore automatico di Pascual: è la marca dei nostri succhi di frutta ufficiali per la prima colazione (desayuno), hanno anche una percentuale di latte che li rende un po’ più consistenti.
Parlando fra noi constatiamo che la dimensione spirituale non sembra essere molto considerata, però è anche vero che ognuno pensa quando vuole ed esteriormente non è facile capire i sentimenti. Insomma credo sia meglio non giudicare e pensare a vivere nel miglior modo possibile la propria strada.
Arriviamo a Triacastela e senz’altro non è come me la immaginavo, principalmente è molto piccola; entriamo subito nella sua chiesa e leggiamo un po’ dei messaggi scritti su cartelloni dal parroco don Augusto. Deve essere un tipo spettacolare; ha lasciato anche un sello che mettiamo sulla nostra carta del pellegrino.
Durante il cammino questo documento diventa importante al pari della carta d’identità, vengono registrati i passaggi nei paesi e autorizza il pernottamento negli ostelli.
Triacastela è senz’altro il paese delle frasi scritte a beneficio dei pellegrini, vicino alla piazza centrale c’è un monumento con una frase chilomentrica di Kipling il cui senso generale è che nella vita non vince sempre chi ha le migliori qualità, ma chi lo vuole.
Qui il cammino si divide: da una parte il percorso classico porta a Sarria, dall’altra si arriva al monastero di Samos. Siamo un po’ perplessi perchè non siamo sicuri che la variante sia “ufficiale” inoltre ci sono alcuni km in più; non ho letto bene la guida o non l’ho capita ... fatto sta che dai dieci km scritti io ne penso quattro e mezzo.
Ci decidiamo per Samos, anche perchè abbiamo sentito un altro gruppo di italiani che erano intenzionati ad andarci. L’inizio non è dei più incoraggianti, perchè si cammina molto sulla statale.
Quando si sta sulla statale per prima cosa bisogna limitare al minimo gli svolazzamenti delle cinghie dello zaino, poi bisogna mettersi il cuore in pace per il passaggio dei camion e per il panorama scarsamente interessante.
Per fortuna arrivano i boschi. Per dare un’idea sulla temperatura, nonostante ci sia il sole mi tolgo la maglia solo alle 11.00.
Purtroppo non si riesce a capire bene la distanza rimanente, Samos sembra veramente il paese più imboscato del mondo e forse all’arrivo la vista del monastero sembra più bella anche per questo.
Alla fine della discesa c’è un alimentari aperto, compriamo un po’ di cose per il pranzo (anche le ciliege!) e per la colazione di domani.
La parte del monastero adibita a rifugio del pellegrino non apre alle 13.00, ma alle 15.00: abbiamo tutto il tempo per mangiare; vicino a noi ci sono tre ragazzini che abbiamo incrociato già durante la mattina. Non sono acompagnati da nessuno e penso che se fossi spagnolo con 3 mesi di vacanza farei il cammino per intero.
L’Albergue ha docce fredde e vecchie e consiste in un cameratone con letti a castello, ma sono letti appunto perciò va più che bene! Incontriamo anche il sosia di Giacomo di AldoGiovanni&Giacomo: è un volontario che si occupa dell’accoglienza ai pellegrini, dell’originale ricalca le fattezze fisiche, la pignoleria e le uscite bislacche (tipo radunare tutti gli italiani per elencare le norme del rifugio e ... dirle tutte in spagnolo).
Alle 16.30 c’è la visita guidata del monastero e l’arrivo delle volontarie di un istituto di podologia di Madrid, siccome i nostri piedi non hanno ancora particolari sfighe (ma la lista dei bisognosi è comunque lunga) possiamo dedicarci alla prima attività.
Purtroppo il monastero nel ’51 è stato bruciato da un grande incendio, però i due chiostri non sono niente male, il maggiore è fra i tre più grandi di Spagna.
Ci resta ancora il tempo per dare un’occhiata alla tappa di domani e per un bel sonnellino, la cena infatti sarà con le gambe sotto una tavola.
Proviamo a fare i finti tonti e cerchiamo di farci servire prima delle 19.30, ma i gestori sono irremovibili; dove facciamo i veri tonti è al momento dell’ordine della cena: capiamo sarda, ma arriva una braciola con patatine ...
In compenso capisco quasi tutta l’omelia della messa del pellegrino, avrebbe dovuto iniziare alle 20.00, ma a quell’ora c’era già la prima lettura.
Prima di andare a dormire apprendiamo la notizia dell’attentato alla metropolitana di Londra, purtroppo è destino che quando qualcuno di famglia è sul cammino ci sia un atto terroristico.
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