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giovedì, giugno 29, 2006
Draft NBA. Andrea Bargnani 21 anni della Benetton Treviso, porta a casa la prima scelta del draft NBA. Un fatto storico per il basket professionistico, mai un europeo era stato scelto come numero uno, mai un italiano era stato scelto sotto la 40 (Gus Binelli che poi in America non aveva mai giocato). Bargnani va a Toronto, forte della presenza di Maurizio Gherardini fino a pochi giorni fa gm della Benetton e di una comunità italiana importante. Bargnani, 213 cm, ala grande atipica, agile, ottimo tiratore anche dalla lunga distanza, discreto rimbalzista, sarà atteso al varco. Grande pressione su lui, grande attesa da parte degli appassionati di tutto il mondo e soprattutto di noi italiani che dopo le meteore Rusconi ed Esposito non abbiamo più messo piede nella NBA. I dubbi degli americani? Che non sia un duro, che non sia abbastanza agile per scontrarsi con i colossi d'oltreoceano, che non sia abbastanza tiratore per quei livelli. Intanto "Il Mago" com'era soprannominato in Italia si porta a casa un contratto da 3 milioni di euro circa all'anno. Altra grande notizia è la scelta di Thabo Sefolosha, giocatore dell'Angelico Biella, alla 13 da Filadelfia, ceduta poi a Chicago. Grande Thabo e grande pubblicità per Biella (oltre ai soldi della clausola rescissoria di 385.000 dollaroni) che si fa conoscere ai livelli più alti del basket mondiale. Finalmente Thabone potrà cambiare la sua utilitaria sgangherata, 1 milione di euro all'anno anche per lui...  Qualche link http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/BasketNBA/Primo_Piano/2006/06_Giugno/28/draft.shtml http://www.basketnet.it/news/?id=66520
Partita. Partita a casa mia ? Per chi vive su Marte ricordo che è Venerdì alle 21.00; i ragazzi hanno bisogno di noi!
venerdì, giugno 23, 2006
Montagna ? Domenica gita in montagna ? Se non è un problema ci sarebbero anche i miei che sono senza cumpa, però sono un vero database di itinerari.
mercoledì, giugno 21, 2006
Spot sul referendum: diffida a Mediaset. Una nota rivolta al gruppo televisivo chiede di sospendere la trasmissione dei video ritenuti non sufficientemente obiettivi ROMA - La Commissione Servizi e Prodotti dell’Autorità per le Comunicazioni, dopo aver rivolto nei giorni scorsi alle emittenti televisive nazionali un invito alla corretta applicazione delle disposizioni in materia di comunicazione politica contenute nel regolamento emanato dall’Autorità per il referendum popolare indetto per il 25 e 26 giugno 2006, ha diffidato Mediaset a non continuare la trasmissione di spot informativi che per la parcellizzazione e l’incompletezza delle informazioni fornite enfatizzino aspetti particolari della complessiva consultazione referendaria.
Durante le elezioni è stato fatta la stessa cosa con moltissime trasmissioni assolutamente faziose. Tanto viene pagata una multa, la gente nemmeno lo viene a sapere (perchè solo i giornali lo dicono) e il voto viene condizionato. Il fatto che molta gente dica che è normale, perchè la tv è privata e fa quello che vuole, è il chiaro esempio che esista un conflitto di interesse. Qualcuno possiede le tv, è in politica ed approfitta della situazione a proprio vantaggio. Nella tanto citata (solo per questioni bislacche) America questo è ritenuto inaccettabile. Deve esserlo anche da noi e mi spiace che nell'attuale maggioranza questo problema sia passato improvvisamente in secondo piano.
Notte prima degli esami. E' da stamattina che la trasmettono, come ogni anno in questi giorni. Hanno realizzato anche un film, che non ho visto. A me tornano in mente solo centinaia di cose belle degli anni 80, alcune delle quali non ci sono più. Avvertimento: il primo che dice che la canzone è una merda..., gli mozzo la lingua. Un po' e' vero dai, per la risposta però, please leggere sottotitolo del blog di Lando...
Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla. Come pini di Roma, la vita non li spezza, questa notte è ancora nostra. Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati? Le bombe delle sei non fanno male, è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore. Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza. Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto, stasera al solito posto, la luna sembra strana sarà che non ti vedo da una settimana. Maturità ti avessi preso prima, le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero. Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani, non fermare ti prego le mie mani sulle tue cosce tese chiuse come le chiese, quando ti vuoi confessare. Notte prima degli esami, notte di polizia certo qualcuno te lo sei portato via. Notte di mamma e di papà col biberon in mano, notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra. Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni, notte di sogni, di coppe e di campioni. Notte di lacrime e preghiere, la matematica non sarà mai il mio mestiere. E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca, ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare non ti posso far male, se l'amore è amore. Si accendono le luci qui sul palco ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare. Forse cambiati, certo un po' diversi ma con la voglia ancora di cambiare, se l'amore è amore, se l'amore è amore, se l'amore è amore, se l'amore è amore, se l'amore è amore.
martedì, giugno 20, 2006
Giuro che è vera. Questa mattina è arrivata la seguente mail dal nostro ufficio personale, stanno cercando di farci fare ore di PAR (Permessi Annuali Retribuiti) in tutte le maniere ... vabbè a me era anche venuto in mente di chiederle, però che un'azienda chieda ufficialmente di stare a casa per la partita della Nazionale mi sembra proprio imbarazzante!
MONDIALI DI CALCIO - 22/06/06 - FRUIZIONE PAR
Gentili colleghi,
comunichiamo che, in occasione del prossimo incontro di calcio Italia - Repubblica Ceca, in programma giovedì 22 giugno alle ore 16,00, sarà consentito a tutti i dipendenti non turnisti di uscire anticipatamente dal lavoro - salvo indifferibili esigenze di servizio - utilizzando al tal fine il numero di ore di P.A.R. necessario.
Cordiali saluti.
XXXXXX - HUMAN RESOURCES
lunedì, giugno 19, 2006
Inno Verdano (Habemus Capa 2006 Caparezza). 'Imbraccia il fucil, prepara il cannòn, difendi il verdano dai riccioli d'or / Espelli il negròn, inforca il terròn, e servi il tuo popolo con fulgido amor.’
Anche se sono del Gargano sogno di diventare verdano, mamma, asciugati le lacrime porto le mie natiche in fabbriche che non abbiamo. Mollami la mano, dico, mollami la mano, che da quando sono nato bramo lo stato verdano, no, non amo ciò che è sotto il mio meridiano, da piccolo odiavo l’inquilino del primo piano. Sul banco tracciavo linee di confine, di Raykard e Gullit niente figurine, bambini e bambine in cortile, io verde di bile col Monopoli mettevo in prigione le mie pedine. Bene, sto bene nel mio ruolo, volo, non sono solo, siamo uno stuolo. La Verdania chiama “All’armi!”, mi arruolo, con la mia divisa cetriolo io:
VOGLIO UNA VERDANIA SECESSIONISTA, CON UNA BANDIERA SECESSIONISTA / UNA FIDANZATA SECESSIONISTA CON CUI FARE L’AMORE SECESSIONISTA / UN APPARTEMENTO SECESSIONISTA CON ARREDAMENTO SECESSIONISTA / RACCOLTA DI RIFIUTI SECESSIONISTA, MA CHE COSA STA SECCEDENDO?
‘Noi marcerem verso Roma ladrona perché chi va a Roma prende la poltrona.’
All’inizio quel tizio che s’attizza al comizio pare un alcolista alla festa di San Patrizio, parla da un orifizio sporco di pregiudizio, pubblico in prestito dal museo egizio. Ora capisco quanto aveva ragione, ora che sono soldato di stato senza meridione, ora che è finita la carta del cesso, ma fa lo stesso, tanto ci ho messo la costituzione. Ora che la mia ambizione è fare la pulizia, primaverile o etnica che sia, la farò, il manico ce l’ho duro perciò scoperò dove si può per il potere dell’ampolla nel Po. Il popolo verdano smania per la separazione dall’Italia che dilania. E se cade il muro in Germania chi se ne frega io lo innalzo in Verdania dato che…
VOGLIO UNA VERDANIA SECESSIONISTA, CON UN QUOTIDIANO SECESSIONISTA / UN TELEGIORNALE CON UN GIORNALISTA SECESSIONISTA / UNA PASSERELLA SECESSIONISTA CON UNA MODELLA SECESSIONISTA / SOGNO DI QUALUNQUE SECESSIONISTA, MA CHE COSA STA SECCEDENDO
‘Conquisteremo la Rai lottizzata per sistemare i nostri direttori di testata.’
Io voglio diventare un verdano avvinazzato, sputare parlando un italiano stentato. Io, servitore di uno stato dove chi non è come me viene discriminato. Voglio sbandierare commosso un tricolore senza bianco, né rosso. Voglio lodare il deputato esaltato, che vuole l’immigrato umiliato e percosso . Voglio denigrare le prostitute, disinfettando i treni dove sono sedute. Questione di cute su cui non si discute sono puro come l’aria, tutta salute. Voglio giurare fedeltà al senatùr, voglio vendicare la mia Pearl Harbour. Roba da fare rivoltare nella tomba Gaetano Salvemini ed il conte di Cavour. Allora fate come me: Tutti in Verdania. Italiani: Tutti in Verdania. Ottomani: Tutti in Verdania. Venusiani: Tutti in Verdania. Andini e Atzechi: Tutti in Verdania. Kazachi ed Uzbechi: Tutti in Verdania. Arditi e Galati: Tutti in Verdania, dove si lavora si guadagna e si magna!
VOGLIO UNA VERDANIA SECESSIONISTA, CON UNA BANDIERA SECESSIONISTA / UNA FIDANZATA SECESSIONISTA CON CUI FARE L’AMORE SECESSIONISTA / UN APPARTEMENTO SECESSIONISTA CON ARREDAMENTO SECESSIONISTA / RACCOLTA DI RIFIUTI SECESSIONISTA, MA CHE COSA STA SECCEDENDO?
'Imbraccia il fucil, prepara il cannòn, difendi il verdano dai riccioli d'or / Espelli il negròn, inforca il terròn / inforca il terròn / inforca il terròn / inforca il
Cuentos de Futbol 2. Spesso le raccolte sono così: molti racconti mediocri e qualche episodio ben riuscito, questo libro di storie di scrittori spagnoli e argentini sul calcio non fa eccezione. L'episodio Campitos tuttavia vale il prezzo del libro, davvero molto bella.
venerdì, giugno 16, 2006
Sgurz... Lo sgurz non si sa che cos'è comunque c'è, c'è di sicuro Viene forse trascinato in certe notti di primavera dal vento Alcuni dicono che è un polline che nasce da alcuni fiori che stanno in certe regioni del Borneo misteriose Ti arriva all'improvviso ti travolge e sei costretto a compiere un'azione sgurz Una cosa è sicura o lo sgurz c'è l'hai oppure non c'è l'hai. …… lo sgurz non è questione di vincere o di perdere….. Per capire meglio: Aneddoto sgurz Nell'antico Giappone un tempo vi era un samurai un maestro di arti marziali di nome Cheng egli era nobile e virtuoso, e c'era un altro maestro di nome Cheng che era volgare e ciarliero attaccò il nobile e virtuoso gli andò incontro agitando la scimitarra in modo volgare e ciarliero il maestro Cheng nobile e virtuoso colto da un attimo di disgusto ebbe un momento sgurz estrasse la spada e……………. zac………. si decapitò……………….. ……………..chi vinse? Cheng
(Bruzzi / Riondino)
giovedì, giugno 15, 2006
Baricco, I Barbari.
9. Per anni li ho visti abbracciarsi, da lontano
ANCORA una cosa sul calcio. So che sarà una puntata un po' tecnica, per cui mi scuso con quelli che non masticano football: se vogliono, possono saltare. Per gli altri, ecco la cosa che trovo interessante: l'idea di spettacolarità che il calcio ha scelto negli ultimi anni, più o meno da quando si è percepita una certa mutazione barbarica. Naturalmente buona parte di quella idea di spettacolarità c'entra con le tecniche di racconto, con la televisione, le riprese, il tipo di commento, la scrittura sportiva sui giornali, ecc., ecc: ma è una cosa che c'entra anche con la natura stessa del gioco, con la sua tecnica, con il suo tipo di organizzazione.
Per quello che importa a noi, la domanda è: se ai barbari è necessaria una spettacolarizzazione del gesto, come mai sono arrivati all'assurdo di eliminare proprio il punto più spettacolare dei quel gioco, cioè il talento individuale, o addirittura il marchio dell'artista, e cioè del numero 10? Perché vanno a colpire proprio il punto in cui quel gesto sembra assumere la sua dimensione più alta, più nobile, più artistica? Non è una domanda solo calcistica, perché, come oramai incomincerete a capire, è un fenomeno che possiamo trovare in quasi tutti i villaggi saccheggiati dai barbari. Vanno dritti dove è il cuore più alto della faccenda, e distruggono. Perché? E soprattutto: cosa ci guadagnano da un simile sacrificio? O è violenza stupida, pura e semplice? Nel caso del calcio può essere utile, di nuovo, fermarsi a vedere una vecchia foto in bianco e nero. Giusto un'occhiata, ma vedrete che serve.
Quando io ho iniziato a giocare a pallone erano gli anni sessanta e Moggi e Sky non c'erano ancora. Ero l'unico che non avesse le scarpette da pallone (non eravamo poveri, ma eravamo cattolici di sinistra), per cui giocavo con gli scarponicini da montagna legati alla caviglia: per questo, e secondo una logica stringente, i grandi decisero che dovevo giocare in difesa. Ai tempi ero dell'idea che la vita fosse un compito da assolvere, non una festa da inventare, e quindi mi attenni per anni a quell'indicazione di massima, crescendo con la testa di un difensore e scalando le categorie calcistiche con sulla schiena il numero 3. Era, allora, un numero completamente privo di poesia, ma alludeva a una disciplina rocciosa e imperturbabile. Corrispondeva più o meno all'idea, imperfetta, che mi ero fatto di me. In quel calcio il difensore difendeva. Era un tipo di gioco in cui se avevi sulla schiena il numero 3 potevi giocare decine di partite senza mai passare la linea di centrocampo. Non era richiesto. Se la palla era di là, tu aspettavi di qua, e rifiatavi. La cosa ti dava una strana percezione della partita. Io, per anni, ho visto le mie squadre fare gol lontani e vagamente misteriosi: erano cose che accadevano laggiù, in una parte del campo che non conoscevo e che, ai miei occhi di terzino, replicava l'aura leggendaria di una località balneare, oltre le montagne: donne e gamberoni. Quando si faceva gol, laggiù si abbracciavano, questo me lo ricordo bene. Per anni li ho visti abbracciarsi, da lontano. Ogni tanto mi è anche successo di farmi tutto il campo per raggiungerli, e abbracciarmi anch'io, ma non funzionava tanto: arrivavi sempre un po' dopo, quando la parte proprio svergognata era già finita: ed era come ubriacarsi quando gli altri stanno già tornando a casa. Così, la maggior parte delle volte, rimanevo al mio posto: ci si scambiava un'occhiata sobria, tra difensori. Il portiere, quello era sempre un po' matto: se la cavava da solo. Ai tempi si marcava a uomo. Questo significa che per tutta la partita giocavi appiccicato a un giocatore avversario. L'unica cosa che ti era richiesta era: annullarlo. Questo imperativo portava a intimità quasi imbarazzanti. Era un calcio semplice, per cui io, che avevo il numero 3, marcavo il loro numero 7: e i numeri 7 erano, in fondo, tutti uguali. Magretti, gambe storte, veloci, un po' anarchici, casinisti pazzeschi. Parlavano molto, litigavano con tutti, si assentavano per decine di minuti, come presi da improvvise depressioni, e poi ti fregavano come serpenti, guizzando con una vitalità improvvisa che aveva l'aria del sussulto del morente. Dopo un quarto d'ora sapevi già tutto di loro: come fintavano, quanto odiavano il centravanti, se avevano problemi al ginocchio, che mestiere facevano e che deodorante usavano (certi micidiali Rexona). Il resto era una partita a scacchi in cui lui teneva i bianchi. Lui inventava, tu distruggevi. Per quanto mi riguarda, il massimo del risultato era vederlo uscire espulso per proteste, ormai in piena crisi di nervi, coi suoi compagni che lo mandavano in mona. Mi piaceva molto quando, uscendo, annunciava, gridando, che lui in quella squadra non avrebbe giocato mai più: lì avevo il senso di un lavoro ben fatto. Non c'erano ripartenze, non c'erano raddoppi, non si faceva il fuorigioco, non si andava sul fondo a crossare, non si faceva la diagonale. Quando prendevi palla cercavi il primo centrocampista disponibile e gliela davi: come il cuoco che passa il piatto al cameriere. Che facesse lui. Buttarla in fallo laterale andava benissimo (ti applaudivano!), e quando proprio eri in difficoltà la passavi indietro al portiere. Era tutto lì. Mi piaceva. Poi le cose cambiarono. Iniziarono ad arrivare dei numeri 7 che non parlavano, non entravano in depressione, ma in compenso se ne stavano indietro, ad aspettare. Non mi era chiaro cosa. Forse me, mi dissi. E fu lì che passai la metà campo. Le prime volte era una cosa strana: dalla panchina tutti iniziavano ad urlarti "Torna! Copri!" però intanto tu eri già lì a respirare quell'aria frizzante, e quindi tornavi, ma come la domenica sera dal mare, di malavoglia, e ogni volta ci rimanevi un po' di più. Arrivai a vedere in faccia il portiere avversario (mai successo prima) e mi capitò perfino di ricevere palla dal nostro numero 10, un fuoriclasse fighetto che avevo sempre visto giocare da lontano: guardò proprio me e me la passò, con l'aria di un Garcìa Màrquez che mi porgeva il suo taccuino degli appunti dicendomi Tiemmelo un attimo che vado a pisciare. Erano esperienze. Quando arrivò la zona trovai il modo di farmi abbastanza male da avere una buona ragione per smettere. Non che non mi andasse quella faccenda di capire, ogni volta, chi dovevo marcare, ma ero cresciuto con una testa diversa, antica, e tutto quel mare di possibilità e di lavori diversi da fare mi sembrava una bella cosa immaginata per altri (oggi, è esattamente quel che penso della civiltà barbara). Mi seccava giocare in linea, trovavo orrendo fare un passo avanti per mettere in fuorigioco l'attaccante, ed era fastidioso fare la diagonale per andare a spianare uno che non avevi nemmeno mai incrociato prima.
Mi mancava anche quella bella sensazione di vedere sempre, con la coda dell'occhio, dietro di me, la sagoma lenta e paterna del libero. E credo che mi mancasse molto tutto quel tempo passato addosso al numero 7, mentre la palla era lontana: si parlava, si facevano falletti intimidatori, si scattava a vuoto, come cavalli scemi. Ogni tanto lui passava a sinistra, a cercare aria: si vedeva che non era casa sua, ma lo faceva nella speranza di togliersi di dosso il suo mastino personale. Mi piacevano i suoi occhi, quando ti rivedeva lì, serafico e ineluttabile. Allora se ne tornava a destra, come quelli che han messo su una gastronomia, in centro, ma poi tanto la miseria non li mollava, e allora ritornavano al paese. Era quel calcio lì. Non ha più smesso di mancarmi.
Perché vi infliggo le mie foto in bianco e nero? Perché se volete capire cosa ci guadagnano i barbari a eliminare Baggio, dovete capire con che cosa lo sostituiscono. Nel calcio, per chi ne capisce qualcosa, questo è inscritto molto chiaramente. Se rinunci a Baggio è perché ti sei immaginato un sistema di gioco meno bloccato, in cui la grandezza del singolo è per così dire ridistribuita su tutti, e in cui l'intensità dello spettacolo è diffusa. Nei limiti di un gioco di squadra, il vecchio calcio viveva di molti duelli personali, e di una sostanziale divisione dei compiti. Il calcio moderno sembra essersi intestardito a spezzare questa parcellizzazione di senso, creando un solo evento a cui tutti, costantemente, partecipano. Nel difensore che attacca, come nell'attaccante che copre, sale in superficie un'utopia di mondo in cui tutti fanno tutto e in qualsiasi parte del campo. Forse nulla può restituire un simile modo di pensare come la bella espressione coniata dagli olandesi negli anni settanta: il calcio totale. Se volete avvicinarvi al cuore della logica barbara, tenete stretta questa idea: calcio totale. Chi si ricorda il brivido di piacere che, ai tempi, Cruyff e compagni trasmettevano allo spettatore (come la liberazione da un calcio ottuso e bloccato), può forse incominciare a intuire qual è la libidine che motiva la furia distruttrice dei barbari. Da qualche parte, tengono in serbo il brivido di una vita totale. Naturalmente, non ottenevi il calcio totale con gente come Burgnich, e nemmeno, spiace dirlo, con gente come Rivera o Riva. Se volevi quell'utopia, una mutazione era necessaria. Se tutti devono fare tutto, è difficile che tutti riescano a fare tutto benissimo: ed ecco la famosa tendenza alla medietà, tipica delle mutazioni barbare. La medietà è deprimente, per noi, ma non lo è per i barbari, per una ragione ben precisa, e calcisticamente verificabile: la medietà è una struttura senza spigoli in cui può passare un maggior numero di gesti. Zambrotta non difenderà bene come Burgnich, ma quante cose fa, in più? Quante possibilità in più genera all'interno di un gioco che in quanto a regole non è nemmeno cambiato un granché? Lo vedete il fattore di moltiplicazione? La regressione di una capacità genera una moltiplicazione di possibilità. Ancora uno sforzo: perché queste possibilità diventino reali, è necessaria ancora una cosa: la velocità. Per fare accadere tutto in qualsiasi parte del campo, devi correre veloce, giocare veloce, pensare veloce. La medietà è veloce. Il genio è lento. Nella medietà il sistema trova una circolazione rapida delle idee e dei gesti: nel genio, nella profondità dell'individuo più nobile, quel ritmo è spezzato. Un cervello semplice trasmette messsaggi più velocemente, un cervello complesso li rallenta. Zambrotta fa girare la palla, Baggio la fa sparire. Magari ti incanta, certo, ma è il sistema che deve vivere, non lui. Quando i barbari pensano alla spettacolarità, pensano a un gioco veloce in cui tutti giocano simultaneamente tritando un numero di possibilità più alto possibile. Se per ottenere questo devono mettere in panchina Baggio lo fanno, e in questo è inscritto un verdetto che troveremo in tutti i villaggi saccheggiati: un sistema è vivo quando il senso è presente ovunque e in maniera dinamica: se il senso è localizzato, e immobile, il sistema muore.
Smarriti? Non preoccupatevi. Il calcio serve solo ad annusare le cose, ad averne una prima confusa intuizione. Verrà il momento di capirle meglio. Una o due puntate sulla civiltà letteraria e poi ci siamo. (D'altronde questo è un libro, cioè è Burgnich, gioca ancora lento, marca a uomo, e non fa il fuorigioco. Se volete Zambrotta, c'è tutto il resto del giornale, che gioca così).
martedì, giugno 13, 2006
Goalz e azioni. Dal sito ufficiale dei mondiali Goal(s) e azioni di tutte le partite qui.
lunedì, giugno 12, 2006
Totti a casa Chris! (nota il cambio di titolo!) Questa sera esordio mondiale dell'Italia, per evitare di slogarsi le mandibole dagli sbadigli andiamo a casa di Chris per condividere l'infausto destino. Kick off alle 21.00, ci si trova a partire dalle 20.45 ?
martedì, giugno 06, 2006
Google Pages. http://pages.google.com/ permette di creare pagine html con interfaccia grafica tipo word/frontpage e di pubblicare su http://mioutente.googlepages.com . Serve un accout su Gmail. Svantaggi: non si può commentare come nei blog. Vantaggi: Te lo crei come vuoi senza sapere niente di html, senza dover pubblicare su libero/tripod etc. Grosso vantaggio rispetto al blog: puoi inserire più pagine.
Corso di corsa. Allora è vero, pensavo di ritrovarmi allo stadio da solo... Qui
lunedì, giugno 05, 2006
I Barbari. Uno pseudo-romanzo a puntate di Baricco sul sito di Repubblica. Qui. Mamma mia che gran pezzo di piacione paraculo...
giovedì, giugno 01, 2006
Crozza Italia. Questa settimana ho avuto occasione di vedere il programma di Crozza su LA7, non un granchè a dir la verità; non riesco a capire se gli vengono bene solo alcuni personaggi o se non ha il fondo per reggere la distanza di un'ora e mezza di trasmissione.
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