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giovedì, agosto 31, 2006
segue.
H come Hostel: Il timore principale alla partenza era la possibilità di dormire, infatti la sistemazione ci sembrava molto indicata per i ragazzini; la sorpresa piacevole invece è stata il contegno irreprensibile all’interno degli ostelli (anche dai personaggi più improbabili), addirittura si sfiorava quasi l’eccesso perché verso le 22.30 la maggior parte delle persone era a letto.
Le dolenti note arrivano sul fronte pulizia: generalmente i bagni non erano in buone condizioni, siccome la spesa medio/minima che abbiamo sostenuto è stata 16 € a testa credo che almeno su questo aspetto qualcosa di più si potesse offrire.
Palma d’oro all’ostello Neptune di Killarney, maglia nera a Hostel 77 di Galway che nel rapporto qualità prezzo (25 € …) è stato il peggiore.
I come Italiani: Ovunque. Di certo la nazione maggiormente presente a livello di turisti, non proprio campioni di stile, ma si è visto di peggio.
J come Jameson: la ditta irlandese di whisky più famosa, probabilmente ci sarebbe stato anche qualche spaccio, ma non ce la siamo proprio sentita. L’unico assaggio è stato nell’irish coffee.
K come Kells – book of: raccolta dei quattro vangeli scritta prima del 1000 da due monaci amanuensi e due miniatori. Conservato all’interno della più famosa università di Dublino (il Trinity College) le sue miniature sono un vero delirio di dettagli. Molto curato l’allestimento di preparazione alla visita.
Fa pensare come il lavoro e il disegno possano diventare teologia, in uno scritto di un amanuense si dice con semplicità che il suo mestiere è di scrivere e facendo questo lui non si intristisce perché apprende molte cose e nel suo piccolo contribuisce a volgere l’oscurità in luce.
L come Left – drive on: Mamma mia, la macchina presa a noleggio aveva il cruscotto tappezzato di promemoria sul condurre la macchina a sinistra. Facendo un po’ di attenzione non è niente di così allucinante, anche se un paio di volte sono finito sul lato sbagliato …
Le autostrade sono presenti solo per tratti brevissimi (una trentina di km) e solo nei pressi delle città principali; per il resto ci si affida alle statali che alternano momenti di splendore (spartitraffico e due corsie per senso di marcia) ad altri di buio pesto come nei tratti in cui la carreggiata è molto stretta e per metà con l’asfalto a balzi.
M come Moher – Cliff of : Sono le scogliere più famose d’Irlanda a causa della loro altezza (200 m), il percorso riparato da barriere è lungo solo qualche centinaio di metri su una lunghezza totale di almeno 3 kilometri; dalla fine delle protezioni in poi si cammina su un sentiero inserito fra la recinzione dei prati circostanti e il precipizio (in alcuni punti solo un metro e mezzo di margine).
Spettacolo di una bellezza megalomane.
martedì, agosto 29, 2006
E’ tutto vero. Ritorno dall’Irlanda e questo è il primo pensiero che mi viene in mente. Troppe località turistiche sono dei pacchi con immagini da urlo che si possono vedere solo se ci si mette in particolari angoli, in certe stagioni e tagliando fuori il cassonetto dell’immondizia.
Certe regioni come il Connemara, il Dingle, le isole Aran invece sono proprio così come le si vede; anzi spesso le foto non riescono a descriverne in modo fedele la bellezza.
A parziale smentita di quanto ho detto si possono citare alcune mete che le guide danno come imperdibili, mentre in realtà per un italiano sono abbastanza normali: è il caso di molte abbazie o monasteri, antichi sì, ma che mi hanno lasciato un po’ tiepido.
Scarrelata alfabetica dell’isola di smeraldo:
A come Aran: Isole stupende a 45 min di traghetto dalla costa ovest. Abbiamo visitato la maggiore (Inishmore) noleggiando due biciclette, infatti era troppo vasta per girarla a piedi e troppo triste vedersela in pullmino (le auto solitamente restano a terra).
Meteo così così, una volta arrivati sull’estremità ovest dell’isola sembrava di essere alla fine del mondo: si vedeva la terra interrompersi sul suo profilo su entrambe le coste e finire con scogliere di 80 m.
Qualche kilometro prima abbiamo incontrato una spiaggia completamente bianca, bellissimo.
B come Baile Atha Cliath: il nome gaelico di Dublino (evidentemente allora per dirsi:”Ciao, come va?” – “Bene, il solito dempo delle balle” ci si metteva un paio d’ore …)
Più che capitale, capitalina; una città di circa 500 mila abitanti dall’impronta clamorosamente britannica sia per lo stile degli edifici che per i parchi molto curati.
Se si cerca una grande capitale europea si è nel posto sbagliato, se la si accetta per quella che è la sua natura invece è senz’altro gradevole.
C come Cavalli: Per gli appassionati deve essere uno spettacolo girare le campagne irlandesi.
D come Dish of the day: A cena abbiamo sempre optato per il piattone unico, a base di carne ovviamente. Tendenzialmente per 10 – 12 € si riceveva una razione generosa di arrosto, stufato o bacon con contorno di immancabili patate (un irlandese ne consuma in media 34 kg all’anno) e carote o cavoli.
Spessissimo comparivano anche merluzzo (fish and chips) e insalata di salmone, insomma: scegliendo il piatto del giorno solitamente non ci si sbagliava.
E come Eire: cioè Irlanda.
F come Folk: Frequentissimamente i pub erano animati dal suono della musica tradizionale irlandese. Due o tre musicisti iniziavano la serata poi, se il locale era serio (come a Doolin), altri sconosciuti potevano aggregarsi con i loro strumenti e inserirsi.
Bello, anche se in alcune locaità (Dingle) gli altoparlanti fuori dal pub ricordavano più i negozi a Natale che il folklore irlandese.
G come Guinness: Regina delle birre in tutti paesi irlandesi nei quattro punti cardinali (a dire la verità sul nord non ci potrei giurare …).
Nera per l’orzo (ci tengono a precisare che non è mai stata fatta con le acque del Liffey, il fiume che attraversa Dublino!) da bere rigorosamente fredda e alla spina; se la si compra al supermercato le nuove lattine hanno una valvola che simula proprio la spillatura; mai prenderla in bottiglia.
Abita al numero 8 di St. James Gate a Dublino in cui è presente oltre al mega stabilimento anche il museo (progettato benissimo).
Per rendere l’idea del fenomeno si può dire che se gli spaghetti fossero stati inventati da una marca particolare anche in Italia ci sarebbe qualcosa di simile.
Seguito nei prossimi gg
venerdì, agosto 04, 2006
Conto alla rovescia! Mancano poche ore e inizio le vacanze !!! Spero vada tutto bene e di staccare un po' dalla frenesia degli ultimi tempi.
Se trovo qualche icafè gratis magari faccio un post in terra straniera ...
martedì, agosto 01, 2006
Fino a quando? Ieri ho letto su La Stampa il resoconto di guerra della strage di Cana, terribile. E' vero che in questi casi non bisogna banalizzare i problemi, ma come mai alcune nazioni al mondo possono non rendere conto a nessuno delle porcherie che fanno ?
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